Sarò con voi tutti i giorni – Domenica 16 Dicembre 2018

di Ovidiu Nasui, Germania

 

Gesù conclude il suo grande mandato di andare e ammaestrare tutte le nazioni con l’assicurazione, “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Amen“ (Matteo 28:20).

Mentre ripassiamo la storia sacra del popolo di Dio, c’è una cosa che cattura la nostra attenzione e saremo profondamente impressionati da essa, cioè: il modo nel quale Dio si è relazionato con il Suo popolo, il modo nel quale Egli lo ha guidato, il Suo amore, la Sua pazienza, la giustizia e la lealtà che supera ogni comprensione e intrepretazione umane. Ogni manifestazione della Sua presenza, della Sua potenza creatrice, la Sua sovranità, la Sua natura e la Sua legge ci convincono che Dio è amore e che sempre lo è stato e sempre lo sarà. Nell’amore di Dio è compresa la felicità e la benedizione di tutti gli esseri creati. Di volta in volta Dio ha promesso nella Sua Parola che sarà con i Suoi figli, che li guiderà tempestivamente e li benedirà e che mai li abbandonerà. Questa promessa è stata adempiuta esattamente nel modo nel quale Egli l’ha fatta.

Una lezione dalle aquile

Mosè descrive la via nella quale il Signore condusse gli Ebrei nel loro viaggio attraverso il deserto: “come un’aquila incita la sua nidiata, si libra sopra i suoi piccoli, spiega le sue ali, li prende e li porta sulle sue ali, l’Eterno lo guidò da solo, e non c’era con lui alcun dio straniero.” (Deuteronomio 32:11,12).

Che meravigliosa descrizione! Per l’aquilotto, il nido significa sicurezza, conforto, comodità; tutto è disponibile, il cibo è provveduto. Nel loro nido, i piccoli si sentono a casa, sicuri. Cosa succederebbe se la giovane aquila trascorresse tutta la sua vita nel nido? Si svilupperebbe armoniosamente? Diventerebbe un’aquila perfettametne sviluppata? Sicuramente no. Sarebbe un’aquila incapace di volare, non sarebbe in grado di usare le sue ali, diventerebbe pigra, egoista, sempre in attesa che qualcuno abbia cura di lei; rimarrebbe un’aquila che avrebbe perso la sua motivazione e vivrebbe invano senza alcuno scopo. Ma vedete, arriva il momento quando il genitore-aquila incita la nidiata e insegna al suo piccolo a volare. Questo “vero aquilotto” alla fine diventa un’aquila cresciuta, imponente, che si libra nell’aria con le sue grandi ali, affrontando le tempeste e provvedendo al proprio cibo. La nostra aquila può affrontare la vita da ora in poi ed è in grado di costruire un nido per se stessa e stabilirsi la propria famiglia.

Quando Mosè stava presentando l’immagine dell’aquila nei versetti del suo canto, stava solamente presentando la sua esperienza personale e quella del suo popolo, un’esperienza che avevano fatto con Dio nelle loro vite. E’ una descrizione accurata dell’infinito amore della cura di Dio per loro e del delicato e saggio modo nel quale Dio aveva condotto e trattato il Suo amato popolo.

Vale la pena citare alcuni aspetti di questo:

  1. Dio incitò il loro “nido”

Dal tempo di Abramo, Dio ha “incitato il nido” dei Suoi scelti. Spesso essi dovevano separarsi dalle loro famiglie che erano care per loro, dalla loro casa, dal loro paese, diventando stranieri e pellegrini sulla terra in cerca di una patria migliore. Essi non vissero nella comodità, non avevano una vita facile. Erano perseguitati dai nemici di Dio e spesso anche rattristavano il Signore a causa dell’infedeltà, idolatria, disubbidienza e ribellione – cose che portavano delle dolorose conseguenze a lungo termine.

  1. Egli vigilava su di loro

Durante tutto il tempo Dio vigilava su di loro e si prendeva cura di loro; i Suoi occhi erano su di loro giorno e notte e niente succedeva a loro senza la Sua volontà. 

  1. Egli distendeva le Sue ali, portandoli su di esse

Spesso quando erano nel pericolo di cadere, il Signore interveniva e distendeva una potente mano di aiuto. Sotto l’ombra delle Sue ali, essi erano protetti ripetutamente. Egli non li lasciò inciampare su una pietra (Salmi 91:12). Davide, ricordando il quadro che Mosè descrisse, disse più tardi in uno dei suoi salmi: “Egli ti coprirà con le sue penne e sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza” (Salmi 91:4).

  1. Dio ha condotto in sicurezza il Suo popolo

Non fu nel “nido” che i figli di Israele trovarono sicurezza, neanche a casa, nella loro tenda o nel loro paese – piuttosto, la loro sicurezza era Dio. La realtà della Sua presenza con loro era la ragione della loro sicurezza. Per i fedeli, Dio è stato ripetutamente padre, madre, sorella, fratello, rifugio e sicurezza. Che meraviglioso è avere un tale Dio!

Se esaminiamo più a fondo tale questione, noteremo che la promessa del Signore di essere col Suo popolo, particolarmente con coloro che Egli ha scelto per guidare il Suo popolo – patriarchi, profeti e tutti gli uomini di fede – è stata certamente adempiuta.

La promessa ad Isacco

“Io sono il Dio di Abrahamo tuo padre; non temere, perché io sono con te; ti benedirò e moltiplicherò la tua discendenza” (Genesi 26:24).

La promessa a Giacobbe

“Ed ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque andrai, e ti ricondurrò in questo paese; poiché non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto” (Genesi 28:15).

La promessa a Giosuè

“Nessuno ti potrà resistere tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; io non ti lascerò e non ti abbandonerò” (Giosuè 1:5).

 Davide prende coraggio in una crisi

“Sembrava che Davide non avesse alcun sostegno umano. Tutto ciò che egli poteva avere di caro era stato spazzato via. Saul lo aveva allontanato dal suo paese; i filistei lo avevano mandato via dall’accampamento; gli amalechiti avevano saccheggiato la sua città; le sue mogli e i bambini erano stati fatti prigionieri; i suoi amici intimi lo avevano allontanato minacciandolo perfino di morte. In quest’ora di estrema gravità Davide, invece di permettere che la sua mente si soffermasse su queste penose circostanze, si rivolse con intensità a Dio per ricevere aiuto. Egli ‘si fortificò nell’Eterno’ (v. 6). Riconsiderò la sua vita tra- vagliata. Il Signore lo aveva mai abbandonato? Si sentì sollevato ripensando alle molte evidenze della protezione divina.”1

Davide incoraggia Salomone

“Sii forte e coraggioso e mettiti al lavoro, non temere e non sgomentarti, perché l’Eterno Dio, il mio Dio, sarà con te. Egli non ti lascerà e non ti abbandonerà“ (1 Cronache 28:20).

Promesse adempiute

Tutte le promesse menzionate fino ad allora si sono adempiute meravigliosamente nella vita del popolo di Dio. Il Signore ha scelto il Suo popolo cosicchè esso possa testimoniare di Lui, del Suo amore e della Sua grazia nelle parole e nelle azioni, ovunque poteva essere. Mosè osservò: “come si potrà ora conoscere che io e il tuo popolo abbiamo trovato grazia ai tuoi occhi? Non è forse perché tu vieni con noi? Così noi saremo distinti, io e il tuo popolo, da tutti i popoli che sono sulla faccia della terra” (Esodo 33:16).

Questo era il desiderio di Mosè, cioè, che la presenza di Dio li separasse dalle nazioni e il Signore era pronto per sostenerli in questo.

Nella dispensazione cristiana, la promessa fu adempiuta: “ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figlio, il quale sarà chiamato Emmanuele che, interpretato, vuol dire: “Dio con noi” (Matteo 1:23).

“Poiché Gesù è venuto a vivere con noi, noi sappiamo che Dio conosce le nostre lotte e simpatizza con i nostri dolori. Tutti, figli e figlie di Adamo, possono capire che il nostro Creatore è l’amico dei peccatori. In ogni insegnamento della grazia, in ogni promessa di felicità, in ogni atto di amore, in ogni aspetto della vita del Salvatore su questa terra possiamo infatti scorgere ’Dio con noi’.“2

Il più grande Missionario mai conosciuto

“Il Salvatore si rivolgeva agli uomini dimostrando loro che desiderava il loro bene. Manifestava simpatia, li aiutava nelle loro necessità, otteneva la loro fiducia e poi li invitava a seguirlo”3

 L’invio dei discepoli e la promessa di Cristo:

Cristo diede ai Suoi discepoli il loro mandato e promise di essere con loro.

Il Figlio dell’Uomo sopportò lo scherno, gli insulti e la derisione in questo mondo ed era in procinto di ritornare in Cielo, eppure “riconsiderando l’ingratitudine del popolo che era venuto a salvare, lo avrebbe forse privato della sua simpatia e del suo amore? Avrebbe concentrato tutto il suo affetto unicamente su quel regno dove è apprezzato e dove gli angeli senza peccato sono pronti a fare la Sua volontà? No, a coloro che ama e che lascia sulla terra fa questa promessa: ‘Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente’ “4

“Il servizio doveva essere trasferito dal santuario terreno a quello del cielo, e il sommo sacerdote non sarebbe stato visibile a occhi umani; non per questo però i discepoli avrebbero subìto una perdita. La loro comunione non sarebbe stata interrotta, né la loro potenza diminuita per l’assenza del Salvatore. Mentre Gesù officia come sacerdote nel santuario in cielo, lo Spirito Santo è all’opera nella chiesa sulla terra. È invisibile agli occhi della carne, ma in Lui si adempie la promessa fatta al momento della se- parazione: ‘Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente’ (Matteo 28:20). Gesù ha delegato il potere ai Suoi discepoli, ma la Sua presenza vivificante è tuttora nella chiesa.“5

L’opera speciale di Dio per voi e con voi

“Dio accetta gli uomini come sono, con tutto ciò che di umano vi è nel loro carattere e, se sono disposti a lasciarsi educare e a imparare da Lui, li forma per il Suo servizio. Vengono scelti nonostante le loro imperfezioni affinché, mediante la conoscenza, la pratica della verità e la grazia del Cristo, siano trasformati alla sua immagine.“6

Per portare la salvezza all’umanità, Cristo aveva bisogno della natura umana. Egli prese su di Sé la natura umana e fu partecipe di essa; Egli fu tentato in tutte le cose come lo siamo noi, eppure Egli rimase senza peccato. Dall’altra parte, come vanno le cose con noi? Noi come esseri umani abbiamo bisogno del Divino, di una potenza dal di fuori, per ristabilire la Sua immagine in noi. Abbiamo bisogno di Lui per renderci capaci di riflettere sempre più strettamente il carattere di Cristo, per avere Gesù che vive in noi; allora saremo in grado di compiere l’opera che ci è stata affidata. In altre parole, ciascuno di noi ha bisogno di diventare partecipe della natura divina. Quando questa unione, o fusione, avviene, noi abbiamo il cielo nei nostri cuori e la debole umanità è capace di osservare i comandamenti di Dio e non peccare più. Che avvenimento magnifico!

“I discepoli del Cristo devono lavorare come il loro Maestro. Devono nutrire gli affamati, vestire gli ignudi, consolare i sofferenti e gli afflitti, aiutare i disperati e infondere speranza agli scoraggiati. Se lo fanno, anche per costoro si adempie la promessa: ‘La tua giustizia ti precederà, e la gloria dell’Eterno sarà la tua retroguardia’ (Isaia 58:8).”7

Miei cari, le giuste opere dei santi devono essere viste e sentite nelle nostre vite. Esse saranno una testimonianza della giustizia del nostro Signore Gesù, del quale siamo quotidianamente partecipi. Questa giustizia si riferisce alla purezza di cuore e correttezza di vita, ubbidienza del cuore e della vita alla legge divina attraverso il Cristo che abita nell’anima. Non saremo contenti col semplice pensiero che Cristo è morto, pagando il prezzo della redenzione per noi sul Golgota per essere giustizia per noi. Piuttosto, desidereremo seriamente la giustizia di Gesù, che Egli è disposto ad impartire a noi giorno dopo giorno, affinchè possa essere parte della nostra vita. Mettiamo in pratica questa giustizia attivamente, per fede, nelle azioni di amore, mentre avanziamo quotidianamente nella nostra vita di fede. Solamente così la promessa di Cristo sarà adempiuta con noi: “ecco Io son con voi tutti i giorni! “

Come la gente saprà che siamo discepoli di Cristo? Vi ricordate cosa disse Mosè a Dio? “Come si potrà ora conoscere che io e il tuo popolo abbiamo trovato grazia ai tuoi occhi? Non è forse perché tu vieni con noi? Così noi saremo distinti, io e il tuo pooplo, da tutti i popoli che sono sulla faccia della terra” (Esodo 33:16).

Miei cari, possa Dio benedirci affinchè siamo un popolo speciale, un popolo umile, per temere Dio e dar gloria a Lui, per rappresentare in onore il Suo carattere sulla terra e non per deluderlo.

 Testimonianza di missionari fedeli

David Livingstone:
Nel 1856, dopo 15 anni di intenso, ininterrotto lavoro, Livingstone ritornò in Inghiltera per vedere sua moglie e i figli dai quali era stato separato per quattro anni. Tornato in Inghilterra fu ora ricevuto con grande stima. Fu chiamato a parlare dappertutto sulle sue esperienze in Africa. L’Università di Glasgow gli assegnò un dottorato onorario speciale. Gli studenti increduli avevano programmato di deriderlo e fischiarlo sul palco, poiché non erano d’accordo che quel titolo gli fosse riconosciuto. Ma quando si presentò davanti a loro con le sue guance arse dal sole africano, con la spalla ferita dai denti del leone, tutti furono profondamente commossi. Stavano osservando ora in lui un uomo che aveva rinunciato a tutto. L’auto-sacrificio e le sofferenze erano scavate nella sua faccia. Davanti ai loro occhi avevano un santo di Dio. Nessuno pronunciò una parola. La solennità dominava come davanti ad una tomba.

Livingstone parlava delle grandi necessità degli africani e delle esperienze che egli aveva avuto lì. Terminando, disse: “ora ritorno. Ma mi piacerebbe dirvi che ciò che mi ha sostenuto in mezzo a tutte le difficoltà, prove e solitudine, è stata la promessa: ‘ecco, Io sono con voi fino alla fine dei tempi!‘

Hudson Taylor:
“Oh! Essere pieni della conoscenza della volontà di Dio e del sentimento della presenza di Gesù, essere uno con Lui così tanto che la Sua vita scorre nelle vostre vene, che Egli prende in prestito le vostre labbra per pronunciare le Sue parole, il vostro viso per mostrarci i Suoi sguardi pazienti e amorevoli, le vostre mani per lavorare per Lui.”

Un foglio di carta sul quale sono rivelati i pensieri di Taylor, una carta giallastra che egli portava con sé molti giorni di fila, dimostra il segreto della sua vita di fede. Sta scritto: “Signore Gesù, sii per me una realtà vivente e chiara, più presente per l’esame della mia fede di qualsiasi altra cosa, più cara, più vicina che qualsiasi bene terreno!”

Ellen G. White:
Il 25 gennaio 1915, il messaggero del Signore testimoniava: “il Signore è stato il mio aiutante, il Signore è stato il mio Dio e io non ho un dubbio. Se non potessi rendermi conto che Egli è stato la mia guida e il mio sostegno, ditemi in chi potrei confidare. Perché, ho proprio una fiducia ferma in Dio, come vivo e respiro, che Egli sosterrà i miei piedi sul Monte Sion; ho intenzione di mantenere questa fiducia fino alla morte.”8

Poco dopo l’incidente nel quale si fratturò l’anca lei testimoniò del suo Salvatore:”Gesù è il mio Redentore benedetto e Lo amo con tutto il mio essere.” Di nuovo: “Vedo luce nella Sua luce. Ho gioia nella Sua gioia e pace nella Sua pace. Vedo misericordia nella Sua misericordia e amore nel Suo amore…

In una intervista lei dichiarò: “Il mio coraggio si basa sul mio Salvatore. Il mio lavoro è quasi terminato. Guardando al passato, non sento il minimo sconforto o scoraggiamento. Mi sento tanto grata che il Signore mi ha allontanato dalla disperazione e dallo scoraggiamento e che posso ancora mantenere la bandiera. Io so chi amo e in chi la mia anima confida.”9

Parecchi giorni prima della sua morte, le sue ultime parole a suo figlio furono: “Io so in chi ho creduto”; “Dio è amore”; “noi tutti saremo molto presto a casa.”10  

Prima nella sua vita scrisse, “nel ripassare la nostra storia passata, avendo viaggiato per ogni passo del progresso fino alla nostra presente condizione, posso dire, lode a Dio! Quando guardo a cosa ha fatto il Signore, sono piena di stupore e di fiducia in Cristo come guida.”11 

Benvenuti!

“La promessa della seconda venuta di Cristo sarebbe rimasta sempre ben presente nella mente dei discepoli. Quello stesso Gesù che essi avevano visto salire al cielo sarebbe tornato per portare con sé coloro che quaggiù si sarebbero consacrati al suo servizio. La stessa coce che aveva detto: ‘ecco, io son con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente,’ avrebbe loro dato il benvenuto nel regno celeste.”12

Caro discepolo di Cristo, caro missionario, sii fedele fino alla fine; non stancarti sulla via. Guarda con fede e sentirai l’amorevole voce di Gesù che ti dice: “benvenuto!”

Che glorioso incontro!

Conclusione

Miei cari fratelli in Gesù, possiamo mantenere i seguenti pensieri freschi nelle nostre menti nell’anno nel quale presto entreremo e fino alla venuta del nostro Signore Gesù: “Non abbiamo niente da temere per il futuro se non dimenticheremo la via per la quale il Signore ci ha condotto e il Suo insegnamento nella nostra storia passata.”13

Possa il Signore aiutarci a non dimenticare la storia del nostro popolo, affinchè non la dobbiamo ripetere. Rimaniamo nel sentiero nel quale il Signore ci ha giudati e non dimentichiamoci cosa Egli ci ha insegnato riguardo la nostra storia passata e il fondamento della nostra fede, un fondamento posto con molta fatica e sacrificio ad opera dei nostri antenati, attraverso la grazia e l’aiuto del nostro Signore Gesù. Con tutta la sicurezza possiamo pure dire: “Ebenezer” – Fin qui il Signore ci ha aiutato! “Emmanuele” – Dio era ed è con noi! Ringraziamo il Signore una volta ancora per la Sua promessa, che ci accompagna ogni giorno e che rimarrà come un’ancora della nostra vita:

    “Ecco, Io sono con voi fino alla fine dell’età presente”. Amen!

Riferimenti

1 Patriarchi e profeti, p. 580.
2  La speranza dell’uomo, p. 11,12.
 3  Sulle orme del gran Medico, p. 75.
 4  La speranza dell’uomo, p. 637. [Enfasi aggiunta.]  5 Idem, p. 114. [Enfasi aggiunta.]  6 Idem, p. 213.
7  Idem, p. 259.
 8 Life Sketches, p. 442.
 9 Idem, p. 443,444.
10 Idem, p. 449.
11 Idem, p. 196.
12 Gli uomini che vinsero un impero, p. [Enfasi aggiunta] 13 Life Sketches, p. 196.